Biografia

Periodo giovanile  e  formazione

               Francesco Antonio Perri è stato scrittore, poeta e giornalista tra i maggiori calabresi ed italiani del Novecento. Nacque il 15 luglio 1885 a Careri(1) (Reggio Calabria), piccolo centro situato su una collina ventosa del territorio ionico tra Capo Bruzzano e Locri.  La famiglia dello scrittore era di modeste condizioni economiche. Nella società del tempo occupava un posto intermedio tra i cosiddetti ‘gnuri’ e il ‘popolino’. Il padre, don Vincenzo, uomo mite e pio, speziale del paese con la modestissima scorta di qualche prodotto galenico, faceva anche l’assistente del medico condotto ed era una delle poche persone che sapeva leggere nel paese. La madre, donna Teresa Sciplini energica e virtuosa era analfabeta. Primo di cinque figli maschi, restò orfano di padre in tenera età, ebbe un’ infanzia e un’ adolescenza difficili per le scarse risorse finanziarie della famiglia, ma fu libero e gaio, sempre a contatto con la natura e l’ambiente contadino. La madre riuscì, nonostante le difficoltà, a provvedere alla istruzione del figlio facendolo studiare presso il seminario vescovile di Gerace, unica scuola accessibile all’epoca. 

                A conclusione della quarta ginnasiale fu costretto a tornare al paese perché contrasse la febbre di Malta. In quegli anni conobbe più da vicino la povera gente prostrata dai bisogni e dalla sofferenza e i contadini insoddisfatti dalla scarsa produttività delle terre. Conservò per tutta la vita la memoria dei contatti quotidiani con la natura, i paesaggi e le notti stellate. Nel 1904 lasciò il paese per poter completare gli studi privatamente e si sosteneva con i proventi da istitutore nell’orfanotrofio provinciale Lanza di Reggio Calabria. Nel 1908 abbandonò Reggio. Aveva 23 anni quando si trasferì in Piemonte a Fossano avendo vinto un concorso nelle Poste Italiane. Lavorando e studiando conseguì la maturità classica nel 1910 e nel 1914 la laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino. Nel 1916 si sposò con Francesca Olocco, giovane contadina piemontese. Si iscrisse alla facoltà di filologia moderna presso l’Università di Pavia senza però conseguire la laurea a causa del sopravvenuto conflitto mondiale che da interventista e patriota lo coinvolse. Si arruolò come volontario e con la qualifica di Ufficiale di Artiglieria, prese parte alla prima guerra mondiale. In quegli anni così ricchi di tensioni e contrasti non dimenticò la Calabria.

 

L’antifascismo e " I Conquistatori"

                Nel 1921 recatosi a Careri per visitare i suoi fratelli incontrò ex combattenti impegnati nella lotta per l’assegnazione delle terre demaniali usurpate. Si mise al loro fianco per poterli aiutare nei rapporti con il Prefetto, arbitro della vertenza, ma per questo fu denunciato e condannato. A Mortara (PV) fu testimone della tenace lotta contro i soprusi e le violenze con cui le squadre d’azione fasciste, al soldo dei proprietari terrieri, cercavano di reprimere le legittime richieste dei contadini della Lomellina. Perri descrisse queste drammatiche vicende nel romanzo i Conquistatori pubblicato a puntate sulla Voce Repubblicana nel 1924 e poi in volume nel 1925. Il contenuto antifascista e l’impietoso ritratto psicologico del Duce ne ‘I Conquistatori’ gli causarono continue ritorsioni da parte del regime. 

                 Nel 1926 con l’accusa di antifascismo venne collocato in pensione d’autorità. La stampa tutta lo mise al bando. In seguito alla pubblicazione di un racconto per bambini sul “Corrierino dei piccoli”, Carlo Scorza, allora Segretario del partito fascista, scrisse “non è a uomini come Francesco Perri che può essere affidata l’educazione della gioventù fascista. Per molti anni non potè pubblicare che qualche novella sul gruppo Rizzoli e qualche scritto anonimo. Gli anni in cui il regime fascista si consolidava furono veramente duri, alla perdita dell’impiego si aggiungeva l’ostracismo del regime e non lo soccorreva la solidarietà della gente, del vicinato, dei conoscenti. La moglie perseverante, coraggiosa gli fu sempre affettuosamente vicina insieme con alcuni amici che a loro rischio e nonostante i divieti pubblicarono i suoi scritti.

 

“Emigranti”

                 Nel 1928 pubblicò il suo romanzo più famoso ‘Emigranti’ col quale si aggiudicò il primo premio del concorso ‘Mondadori’. Pietro Nenni scrisse di ‘Emigranti’: “E’ un libro doloroso, in cui la vita dura dei contadini ha trovato il suo poeta”. Il romanzo rappresentava il primo tentativo di trattare un tema così vivo nella nostra storia sociale, capace di mettere a fuoco i problemi della gente del Sud, gravata da miseria, sofferenze e contenuto dolore. ‘Emigranti’ fu tradotto in Inghilterra, Russia, Stati Uniti, Olanda, Portogallo, Germania e la stampa internazionale parlò senza dubbio di capolavoro. In Italia l’improvvisa apparizione del romanzo, per giunta premiato, destò allarme e inquietudine nei clan dei politici del tempo, per le nota posizione antifascista del Perri indicato al disprezzo del pubblico come l’autore de ‘I Conquistatori’.

 Il primo romanzo sull’emigrazione diventa un argomento della storia sociale italiana, i fatti sono descritti da Perri da un punto di vista primariamente morale e quindi poetico, lontano dalle correnti polemiche che infiammano tante pagine de “ I conquistatori”. Dalla dolente terra di Calabria e dalle vicissitudini del popolo di contadini che sono i protagonisti del romanzo, Perri deriva corrispondenze e sonorità mitiche in un vivido contatto con l’insegnamento del verismo. Nell’anno di pubblicazione di ‘Emigranti’ si trasferì a Milano con tutta la famiglia e vi restò fino al 1945. Con l’accusa di essere antifascista fu arrestato nel 1932 e tenuto in prigione per cinquanta giorni nel carcere di San Vittore a Milano.  

 

La Letteratura per la scuola e "Il Discepolo ignoto"

         Nel 1929 iniziò la pubblicazione di opere destinate all’infanzia: Leggende calabresi’, e a puntate sul Corriere dei piccoli ‘Favola bella’, allegoria del viaggio dalla fanciullezza alla giovinezza. Nel periodo 1929 /1945 collaborò al ‘Corriere dei piccoli’ e alla ‘Domenica del Corriere’ con gli pseudonomi di Nepos e Ariel. La causa del nuovo orientamento di Perri, all’età di quarantacinque anni. verso la letteratura dell’infanzia va ricercata nelle note vicende politiche dell’epoca.  Il regime fascista condizionò la sua attività di scrittore. La maggior parte dei libri per l’infanzia scritti da Francesco Perri risultano pubblicati tra il 1930 e il 1960. Francesco Perri rifuse in Racconti d’Aspromonte l’intero contenuto di leggende calabresi, introducendovi altre narrazioni, sempre destinate ai ragazzi. Pubblicato dalla SEI di Torino nel 1940 presenta racconti vecchi e nuovi come ‘La leggenda del Biancospino’, ‘La fuga in Egitto’, ‘La leggenda di zio Basilio’, ‘La leggenda del Melograno’, ‘il polittico del Padre Francesco’ e poi ‘Pietra Kappa’ con la sua leggenda sempre viva ed affascinante. L’UTET di Torino ha dato alla stampa: ‘Come si lavora nel mondo’, ‘I cavalieri dell’ideale’, ‘La Gerusalemme liberata di Tasso’, ‘Il mulino sulla Floss’, ‘La vita avventurosa di Robinson Crusuoe’, ‘Quo vadis’, ‘Le più belle novelle italiane’, ‘Le più belle novelle straniere’, ‘Le più belle novelle del Boccaccio’. ‘Capitan Bavastro’ pubblicato da Garzanti nel 1940, ‘Medaglie d’oro’ pubblicato dalla SEI nel 1942, ‘Nel paese dell’ulivo’, libro di leggende mitologiche pubblicato da SEI nel 1958 e infine ‘Storia del lupo Kola’, pubblicato dalla SEI di Torino nel 1960. Quest’ultimo, già apparso a puntate sul Corriere dei piccoli nel 1948, è un lungo racconto sulla legge della selva, sulla lotta per la sopravvivenza, ma in cui persiste la gratitudine e l’amore per la libertà. Francesco Perri scrisse inoltre libri che ebbero funzione di testi integrativi scolastici: ‘Dizionario di Mitologia Classica’, edito da Garzanti; ‘Introduzione all’Iliade’, ‘Introduzione all’Eneide’, ‘Introduzione ai Promessi Sposi’, edizioni Sael, e una ‘Storia della musica’, edizione Principato. Nel 1940 pubblicò il romanzo storico del tempo di Gesù ‘Il Discepolo ignoto’ che ebbe grande eco in Italia e all’estero, fu tradotto in francese, tedesco, spagnolo, ungherese, ceco, danese, inglese ed ebbe anche una traduzione per gli Stati Uniti d’America. 

 

Il dopoguerra

        Nel 1945 accettò la direzione del quotidiano ‘Il Tribuno del Popolo’, giornale dei repubblicani di Genova. Nel 1946 il Partito Repubblicano lo nominò direttore del quotidiano ‘La voce Repubblicana’. Tale incarico durò da marzo a luglio di quell’anno. In quell’anno fu anche candidato all’Assemblea Costituente nelle liste del Partito Repubblicano per la circoscrizione della Calabria, ma non venne eletto per pochi voti. Nello stesso anno fu riassunto dall’Amministrazione delle Poste e come Direttore provinciale assegnato a Pavia. Nel 1954 si ritirò dal lavoro e continuò a vivere a Pavia con la famiglia fino alla morte. Dopo diciotto anni dalla pubblicazione del “Discepolo Ignoto, durante i quali aveva pubblicato soltanto scritti per ragazzi e una monografia dal titolo ‘Fra Diavolo’, pubblicò ‘L’amante di zia Amalietta’, tradotto in Francia nel 1959 con il titolo ‘Les rets du mensonge’, salutato dalla critica straniera come capolavoro della narrativa italiana.

 

Il poeta

         Francesco Antonio Perri fu anche poeta. 
Molte poesie, pubblicate sulla stampa quotidiana e periodica di provincia sono ormai introvabili. I suoi primi lavori poetici con lo pseudonimo di Ferruccio Pandora furono pubblicati sull’Ora di Palermo nel 1904. Un grande numero di composizioni risalgono al 1907 e furono pubblicate, durante la sua permanenza a Reggio Calabria, sull’ ‘Ellade Italica’ e sul periodico ‘Ferruccio’. Tra i principali titoli da segnalare “Muse elleniche”, “In morte di Giosuè Carducci”, “A Francesco Cilea”, “Aspromonte: 12 sonetti garibaldini”. A Fossano poi nel 1910 pubblica i “Primi Canti” presso l’editore Rossetti. Dal 1916 al 1919 nel periodo in cui fu volontario in guerra scrisse “La rondine del Carso” e “La rapsodia di Caporetto”. Di quest’ultimo poemetto da segnalare la testimonianza sul suo valore da parte di Benedetto Croce in una lettera che scrisse all’autore.  Durante tutta la sua vita , collaborò e pubblicò articoli su diversi quotidiani e periodici: La Voce repubblicana, Provincia Pavese, Gazzettino di Venezia, Il Tribuno del Popolo, Anima e Pensiero, Domenica del Corriere, Corriere dei Piccoli, ed altri .  

Francesco Perri morì a Pavia il 9 dicembre 1974 e per suo desiderio è stato sepolto nel cimitero di Careri. Sulla sua tomba questa epigrafe: “ Nella terra forte e dolce dove volle tornare come in grembo materno, riposa Francesco Antonio Perri. Raccolgano e tramandino il messaggio del suo spirito quanti lo piangono e lo amarono “.

 

 

          (1)Le origini di Careri sono incerte; dal 1496 in poi fu oggetto di lotte feudali e intorno al 1507, a seguito di un disastroso terremoto, vi si trasferirono gli abitanti dell’antico contiguo borgo di Panduri, chiamata così nella tradizione locale, (Pandore o Pandora) per altri ed i cui resti sono ancora visibili verso nord ovest rispetto a Careri. Dal terremoto che distrusse la cittadina di Panduri sopravvisse solo un terzo della popolazione, i morti non vennero seppelliti, rimangono le antiche mura del convento. Un quadro raffigurante una madonna, "La Madonna delle Grazie di Panduri" conservato nel monastero e ritrovato successivamente al terremoto, venne ritrovato, racconta la leggenda, da un bue che costrinse i proprietari a scavare nel luogo dal quale non voleva più muoversi. L’opera è stata conservata fino agli anni ottanta del novecento presso la chiesa di Careri e poi misteriosamente trafugata. Il feudo è passato dai Fedele di Bagnara ai Coscinà di Palmi (1710-1767), agli Spinelli, Principi di Cariati (1767-1811). Nel 1799 Careri apparteneva al Cantone di Roccella; nel 1807 veniva degradato a “luogo” del cosiddetto governo di Ardore e nel 1811 declassato a “villaggio” cioè a frazione di Benestare, nella giurisdizione di Ardore. Solo nel 1836 diventava Comune autonomo, con l'aggregazione di Natile. Careri ha un nome di origine greca derivante da “caristos”, graziosissimo, o forse da “care” che in greco significa “cima di monte” o ancora dal latino “careo, carere” manco di tutto per la naturale corrrispondenza con la realtà rispetto alla produzione e alle risorse. Vi nacque nel 1606 anche Fra Diego da Careri, discendente di una nobile famiglia spagnola, scultore, frate laico dell'Ordine dei Minori riformati, Natale Diaco, enciclopedico nel secolo XVII e nel 1877 Francesco La Cava medico, scienziato, scopritore del volto di Michelangelo nel Giudizio Finale.!

         

 


 Il 

Opere principali 

In questa piccola vetrina sono esposte le principali opere di Francesco Perri.

I CONQUISTATORI

Allievo di Luigi Einaudi a Torino, volontario nella Grande Guerra, repubblicano e democratico intransigente, nel 1920 Francesco Perri dirigeva l'Ufficio postale di Mortara, osservatorio privilegiato dal quale fu spettatore oculare delle sciagurate intemperanze del proletariato e della rapida conquista, sanguinosa e brutale, che in quella regione attuò il fascismo. 

EMIGRANTI

È stato il duro giudizio di Gramsci a limitare fortemente, almeno negli ambienti accademici, la fortuna di questo romanzo di Perri che [...] rimane un testo fondamentale per la comprensione dell’emigrazione verso l'America dei meridionali nei primi decenni del secolo XX.
Quel giudizio, si rivela oggi sotto molti aspetti infondato. [...] 

IL FASCISMO
LA BATTAGLIA DI PAN

Apparso nel 1922 nel pieno della battaglia politica prima della Marcia su Roma, il pamphlet politico che oggi viene ripubblicato dopo ottantasette anni, costituisce oltre che un'importante testimonianza storica, l'occasione per fare il punto sul famoso "biennio rosso-nero". L'opuscolo - firmato con lo pseudonimo di "Pan" - è stato rinvenuto in una Biblioteca di Modena, dopo lunghe ricerche su tutto il territorio nazionale da parte dei familiari. Francesco Perri fu sempre un irriducibile nemico dei fascisti e lo sarebbe stato di qualsiasi regime che fosse antidemocratico. La presente pubblicazione si avvale della prefazione dell'on. Francesco Nucara, Segretario Nazionale del Partito Repubblicano.

STORIA DEL LUPO KOLA

"Storia del lupo Kola", è un esempio di romanzo-fiaba o di romanzo fiabesco. Nacque per essere letto da ragazzi, ma era ed è destinato, anche e soprattutto, a un pubblico adulto. Rappresenta il primo esempio, in Italia, di storia raccontata dal punto di vista di un lupo. Lupo che diviene simbolo di tutto ciò che della natura l'uomo non è mai riuscito a domare o a distruggere; è un fantasma che popola l'inconscio di ciascuno di noi e ci lancia un silenzioso messaggio [...]

Bibliografia integrale

  • Primi canti Fossano, 1910 (con lo pseudonimo di Ferruccio Pandora]
  • La rapsodia di Caporetto, Milano, L'eroica, (A. Cordani), 1919.
  • Pan, Il Fascismo, Roma, Libreria politica moderna, 1922.Francesco Perri, Il Fascismo. La battaglia di Pan, Reggio Calabria, Laruffa editore, 2009.
  • I Conquistatori, Roma, Libr. Politica Moderna, 1925 (con lo pseudonimo di Paolo Albatrelli. II edizione: Milano, Garzanti, 1945) (riedito da Laruffa, Reggio Calabria, 2012.
  • La strage, atto unico. Savona, 1925.
  • Emigranti, Milano, Mondadori, 1928.
  • Leggende calabresi, Milano, 1929.
  • Come si lavora nel mondo, figure, bozzetti e aneddoti narrati da Francesco Perri, illustrati da Filiberto Mateldi, Torino, UTET, 1934.
  • Favola bella, Torino, 1934.
  • Povero cuore, Milano, 1934.
  • L'idolo che torna, Milano, 1938.
  • Capitan Bavastro, Milano, Garzanti, 1940.
  • Il discepolo ignoto, Milano, 1940.
  • Racconti d'Aspromonte, Torino, 1940.
  • La Missione del Redentore, Milano, 1941.
  • Medaglie d'oro, Torino, 1942.
  • Fra Diavolo, Firenze, 1948.
  • L'amante di zia Amalietta, Milano, 1958.
  • Nel paese dell'ulivo, Torino, 1958.
  • Storia del lupo Kola, Torino, 1960.
  •  
  • Giancarlo Tartaglia, Francesco Perri dall'antifascismo alla Repubblica, Gangemi Editore, 2013.
  • Pasquino Crupi, Francesco Perri. Reggio Calabria : Calabria oggi, 1975
  • Domenico Strangio, Francesco Perri. La vita, gli scritti, la critica. Cosenza, Progetto 2000, 1995.
  • Francesca Tuscano, "Prefazione" e "Nota Bio-Bibliografica" a Capitan Bavastro e Fra Diavolo. Soveria Mannelli: Rubbettino, 2006.
  • Antonio Piromalli e Carmine Chiodo, Antologia della letteratura calabrese. Cosenza: Pellegrini Editore, 2000, p. 151, (on-line).
  • Giulia Francesca Perri, Francesco Perri, un repubblicano per la libertà, Rubbettino Editore, 2008.
  • Giancarlo Tartaglia, La Voce Repubblicana un giornale per la libertà e la democrazia, La Voce Repubblicana giugno 2012.